"Dipingasi su la terra bianca cioè
quando avranno avuto la terra di Vicenza, vò
dire con uno stil di ferro di questa sorte e questa
pittura chiamasi sgraffio"
(da "I tre libri dell'arte del vasaio"
Di Cipriano Piccolpasso 1556-57)
Vive e lavora a Campagna Lupia.
Dalla pesca dei
"cocci" nasce la sua passione per la
ceramica graffita.
Riconosce e riscopre il significato dei simboli
e si riappropria degli antichi motivi della decorazione:
il "nodo", la stella a sei punte, la
melagrana, gli animali, gli alberi, le teste delle
"belle", il nome delle pietanze in veneziano.
Usa lo "sgraffio" per incidere l'argilla
cruda per riprodurre queste ceramiche di sapore
antico che sanno risvegliare emozioni nuove.
La tecnica:
L'oggetto viene forgiato utilizzando una argilla
sedimentaria di colore rosso. Le forme ricalcano
quelle classiche della stoviglieria rinascimentale
(boccali, scodelle piatti, ciotole, catini).
Sull'oggetto ancora crudo, viene steso un velo
di argilla fluida bianca (ingobbio).
Sull'ingobbio, viene eseguito a mano libera il
disegno e la decorazione di contorno utilizzando
uno stilo metallico che graffiando l'argilla bianca
mette allo scoperto la sottostante argilla rossa.
Una prima volta viene cotto a 980 °C (biscotto).
Il biscotto viene colorato con colori (ossidi
metallici) quali il verde ramina (rame), il giallo
ferraccia (ferro) il bleu (cobalto) ed il viola
(manganese).
Per rendere impermeabile l'oggetto, viene invetriato
con vetrina piombifera incolore e cotto ancora
a 950 °C.
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